#recensione Il racconto dell’ancella, Margaret Atwood

TRAMA

In un mondo devastato dalle radiazioni atomiche, gli Stati Uniti sono divenuti uno Stato totalitario, basato sul controllo del corpo femminile. Difred, la donna che appartiene a Fred, ha solo un compito nella neonata Repubblica di Galaad: garantire una discendenza alla élite dominante. Il regime monoteocratico di questa società del futuro, infatti, è fondato sullo sfruttamento delle cosiddette ancelle, le uniche donne che dopo la catastrofe sono ancora in grado di procreare. Ma anche lo Stato più repressivo non riesce a schiacciare i desideri e da questo dipenderà la possibilità e, forse, il successo di una ribellione. Mito, metafora e storia si fondono per sferrare una satira energica contro i regimi totalitari. Ma non solo: c’è anche la volontà di colpire, con tagliente ironia, il cuore di una società meschinamente puritana che, dietro il paravento di tabù istituzionali, fonda la sua legge brutale sull’intreccio tra sessualità e politica. Quello che l’ancella racconta sta in un tempo di là da venire, ma interpella fortemente il presente.

Il racconto dell’ancella, di Margaret Atwood, è uscito nel 1985 ed è il romanzo più famoso della scrittrice.
Nemmeno a dirlo che è tornato ad essere uno dei libri più letti dallo scorso anno grazie alla fantastica Serie Tv The Handmaid’s Tale (che consiglio a tutti!), vincitrice di vari premi e tutt’ora alla sua seconda stagione.
Anch’io ho voluto leggere il romanzo dopo averlo conosciuto grazie alla Serie e dopo aver letto che in America molti sostengono che sia una lettura di vitale importanza nell’era di Trump, forse anche più preveggente e forte di 1984.
Scritto e descritto molto bene, affascinante e spaventoso al tempo stesso.
Anche se la Serie Tv regala dei piccoli particolari che completano secondo me la storia, il romanzo da molto di più il senso di realtà claustrofobica.

Ovviamente un buon romanzo che consiglio.

 

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