#recensione La Gabbia, Francesca Gerla

TRAMA

Enea, garagista recluso in un seminterrato, ha l’abitudine di introdursi di nascosto nelle case dei condomini. Armando, inquilino del quinto piano, lo accusa ingiustamente di furto, svelando di pedinarlo da tempo. Prendono le sue parti Sara, ragazza immagine dalla promiscua vita sessuale, ed Emma, corpulenta donna di mezza età dalla cui casa Enea trafuga reggiseni e slip.
Un giorno Emma lo scopre in casa sua, ma anziché allontanarlo o denunciarlo decide di sedurlo.
Tutto nel palazzo cambierà all’arrivo di Ilaria, universitaria dal fisico mozzafiato che nasconde più di un segreto.
In un crescendo di colpi di scena, tra violazioni di domicilio, sparizioni, inseguimenti, esalazioni velenose, sesso a pagamento e violenze domestiche, le verità anche agghiaccianti dei protagonisti verranno a galla, dimostrando che, in questa discesa agli inferi, tutto è possibile.
Persino ricucire i legami nel sangue.

La gabbia è il romanzo dell’autrice e insegnante Francesca Gerla, che ha lavorato
anche come redattrice e traduttrice, pubblicato il 4 Aprile 2019, edito da Edizioni Emersioni.
Un buon thriller noir questo racconto di poco più di 150 pagine, che appassiona anche grazie ai due personaggi principali, Enea e Emma, e alle loro vite che si intrecciano tra loro.
Un libro davvero intenso e mai banale nelle sue pagine, con una bella e vivace Napoli che fa da sfondo in questa storia che si fa leggere con curiosità.
Proprio brava Francesca Gerla, la sua è una scrittura vivida e appassionante con uno stile colorito per dare il giusto carattere.
Un romanzo per niente scontato che si legge molto bene e riesce a tenere alta l’attenzione fino al finale.
Nemmeno a sottolineare che lo consiglio!

“Mi affaccio dalla finestra della mia celletta cercando aria. Sono agitato oggi, ho bisogno di qualcosa che scacci via l’ansia. Intravedo un po’ di marciapiede, i tronchi degli alberi nelle aiuole cariche di foglie. Sono già cadute, in anticipo sui tempi.
Anche io vorrei cadere. Rovinare giù per la discesa, arrivare alla Curva panoramica. Scivolare dal parapetto. Scendere a valle. Mi immagino roteare per Napoli, come una palla gigante. Finire al porto.
Da quanto tempo non vedo il mare?
Non posso permettermi la malinconia. Sarei ridicolo.
Un colpo di vento fa volteggiare le foglie e una carta colorata, credo la réclame di un
supermercato. Vorrei che la sua corsa nel vento si concludesse contro il mio finestrone.
Che qualcosa dall’esterno si schiantasse spontaneamente contro il mio mondo.

Non accade.”

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